Antonello sconosciuto…


Antonello

Antonello Venditti, nacido en Roma el 8 de marzo de 1949 es uno de los cantautores italianos más apreciados.

Siendo apenas un adolescente compuso dos de los títulos que más fama le han dado, Roma capoccia y Sora Rosa. Algunos años después se incorpora al famoso local romano Folkstudio, local de intensa actividad musical, primero como simple espectador, y posteriormente como protagonista. En este local conoce al batería Carlo Verdone y al igualmente célebre cantautor Francesco De Gregori.

Venditti y De Gregori, con la colaboración de Giorgio Lo Cascio y Ernesto Bassignano fundan el grupo I giovani del folk y graban su primer álbum, Theorius Campus en 1972. Un año más tarde el grupo se disuelve, pero sus dos miembros principales mantienen su amistad.

Venditti publica su primer álbum como solista en 1973, L’orso bruno. Después de fichar por la compañía RCA graba, entre otros, los álbumes Lilly (1975) y Sotto il segno dei pesci (1978). En 1982 funda su propia casa discográfica, la Heinz music, con la que publica In questo mondo di ladri (1988), Benvenuti in paradiso (1991), Prendilo tu questo frutto amaro (1995), Goodbye novecento (1999), Live Circo Massimo (2001) y Che fantástica storia è la vita(2003). Su gran polivalencia y su capacidad de mostrar diversos temas, como el malestar de los jóvenes, la afición por el deporte, la satira política y el amor han hecho de Venditti uno de los personajes del mundo de la música más apreciados por el público.

 

Después de esta breve biografía que he copiado de Wikipedia, os coloco aquí una entrevista reciente publicada en un quotidiano on-line italiano.

Il Venditti che non t’aspetti: “San Francesco Saverio, dopo avermi salvato la vita, profetizzò a mia madre che sarei diventato un cantante famoso”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Sopravvissuto grazie ad un miracolo ottenuto per intercessione di San Francesco Saverio, che in sogno avrebbe profetizzato alla madre un futuro da cantante per il figlio; infastidito da Satana e costretto a praticarsi dei piccoli esorcismi con il segno della Croce; devoto razionale e non fanatico o superstizioso di Padre Pio; obbediente al Papa e grande innamorato di Gesù; comunista sì, ma con la Fede in Dio al primo posto nella scala dei valori. Esperienze e sentimenti intimi e personali che Antonello Venditti ha voluto condividere in esclusiva con ‘Petrus’.

Venditti, si è appena celebrata l’ostensione delle spoglie mortali di Padre Pio.

“Guardi, penso che Padre Pio sia il Santo degli umili, dei semplici, delle persone che credono per Fede e che non hanno bisogno del miracolo, di ‘vedere e toccare’. Io non mi considero un ‘novello San Tommaso’, non cerco segnali prodigiosi, con l’esposizione del corpo non aumenta né diminuisce la mia devozione per Padre Pio”.

Eppure sembra che la maggiorana dei fedeli si rechi da lui per ottenere grazie e miracoli…

“Padre Pio fu la sintesi della santità, perchè credeva e obbediva senza mai chiedere nulla in cambio. Io invece contesto coloro i quali, a meno che non siano disperati per una malattia gravissima o addolorati per la scomparsa di una persona cara, si recano da Padre Pio per abusare di lui pretendendo o comunque chiedendo dei segni soprannaturali. Questo sottobosco di cercatori di miracoli talvolta ha determinato in me una crisi di coscienza, perché ho visto la Fede ridotta a superstizione”.

Lei è profondamente cattolico, ma anche comunista…

“Non rinnego le mie simpatie politiche, ma la mia fede più grande è nella giustizia, nella verità, nell’amore. Ideali che trovo vivi e attuali solo nel cristianesimo”.

Qual è il Suo rapporto con Cristo?

“Credo in lui, e senza di lui sarebbe vana e vuota tutta la mia vita. Comunque, ho un rapporto  stretto con la mia religiosità che preferisco non sbandierare ai quattro venti: oggi va di moda e fa tendenza, ma a me non piace ostentare la propria Fede, mi limito a testimoniarla”.

A cosa deve questa sua fede?

“Intanto all’aria che ho respirato in casa sin da piccolo. Poi, ad un miracolo…”.

Un miracolo?

“Sì. Un miracolo dovuto all’intercessione di San Francesco Saverio. Ora le racconto. Ero nato di otto mesi, piuttosto fragile e sottopopeso, tanto che i medici mi avevano pronosticato la morte quasi imminente. Nell’attesa, mi sistemarono in un’incubatrice. Mia madre Wanda, religiosissima e grande devota di San Francesco Saverio, pregò e chiese la sua intercessione per la mia sopravvivenza. Fu socì che una notte, in sogno, San Francesco Saverio le disse: non ti preoccupare, si salverà, diventerà grande e sarà un cantante famoso. E così è stato”.

Venditti, una curiosità: crede all’esistenza di Satana?

“Certo che sì, e ne sono anche stato vittima. Quando avevo sedici anni, ero ossessionato da una figura malefica che appariva all’improvviso e mi immobilizzava quasi del tutto. Ricordo che potevo muovere solo il braccio destro, tanto che mi praticai da solo una specie di preghiera di liberazione facendomi continuamente il segno della Croce fin quando quell’immagine orribile e malefica non scomparve definitivamente dalla mia vista e della mia vita”.

Cosa pensa di Benedetto XVI?

“E’ un signor Papa e un signor teologo. Io credo e confido in lui. Veda, non vorrei fare il moralista bigotto, ma tutti noi cristiani dovremmo portare rispetto al Papa perché è effettivamente il Vicario di Cristo in terra. Benedetto XVI è stato voluto dallo Spirito Santo alla guida della Chiesa cattolica ed è nostro dovere sostenerlo, scoltarlo, seguirlo e difenderlo sempre e comunque. E poi lui è Benedetto di nome e di fatto. Pensiamo a quella preghiera che dice: Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Ecco, il Papa viene nel nome di Gesù”.

Venditti, quale Sua canzone dedicherebbe a Benedetto XVI?

“Non ho dubbi: quella che si intitola ‘Stella’. Pensi, è talmente bella che si suona anche in Chiesa”.

Il Suo ultimo Cd parla di perdono e tradimento, e a sorpresa contiene anche una canzone su Giuda Iscariota…

“Il tradimento è una delle peggiori offese che si possano rivolgere al prossimo, mentre il perdono, che sia offerto o solo ricevuto, è un grandissimo dono che andrebbe recuperato in  questa società egoista. In quanto a Giuda, fu vittima della presunzione e della smania di ricchezza. Un male comune anche oggi, purtroppo”.

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Un pensamiento en “Antonello sconosciuto…”

  1. Sú.
    veo que te as pasao por mi blog no se como tas enterao pro gracias x pasarte
    oye mu potente tu blog
    le are un link dsde el mio
    ta luego cabesa

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