Il grande legame tra Karol Wojtyla e l’Opus Dei


di Paola Binetti*

ROMA – Karol Wojtyla manifestò durante il suo pontificato, soprattutto nelle occasioni di speciale importanza per l’Opus Dei, come ad esempio l’erezione a Prelatura personale (quest’anno si celebra il 25esimo anniversario), la beatificazione e la canonizzazione del suo Fondatore, un sincero apprezzamento per l’Opera, per le sue attività e per San Josemarìa Escrivà. Diceva Giovanni Paolo II del Fondatore: “Il suo messaggio esorta i cristiani ad agire in luoghi in cui si plasma il futuro della società. Dalla presenza attiva del laicato in tutte le professioni e presso le frontiere più avanzate dello sviluppo può derivare soltanto un contributo positivo al rafforzamento di quell’armonia fra fede e cultura che è una delle necessità più importanti del nostro tempo”. L’amore per la Chiesa, l’importanza dei giovani e la chiamata universale alla santità sono stati temi cari a Giovanni Paolo II che risuonano negli insegnamenti di San Josemaría: “Che gioia poter dire con tutte le forze della mia anima: amo mia Madre, la santa Chiesa!”. Quelle parole durante la prima omelia da Pontefice – “Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!” – risuonano nel cuore di tanti fedeli dell’Opus Dei desiderosi di servire con la propria vita e il proprio lavoro la missione evangelizzatrice della Chiesa. Se pensiamo allo speciale rapporto che Papa Wojtyla aveva con i giovani, che proprio all’inizio del suo pontificato ha definito “la Speranza del Mondo, la mia Speranza”, comprendiamo quanto potesse apprezzare gli incontri annuali, organizzati dal 1968, su indicazione di San Josemarìa Escrivà, da diversi centri culturali e residenze universitarie legate alla Prelatura, durante la settimana Santa, con migliaia di giovani universitari provenienti da tanti Paesi del mondo. In questi incontri, Giovanni Paolo II li esortava ad avere il coraggio di porsi domande sul senso della vita, di coltivare il rapporto con Dio, di congiungere la verità alla giustizia, insieme al rispetto della dignità di ogni persona, per poter migliorare e cambiare il mondo: “Voi potete essere come lievito nella massa, come quelli che sono capaci di cambiare anche le grandi metropoli, le grandi città, i grandi ambienti intellettuali, e possono portare un futuro migliore, perché nella realtà umana tutto si fa tramite l’uomo, è l’uomo a fare. Certamente, se l’uomo viene portato dalla forza di Dio, nella Grazia di Dio, se cammina insieme con Lui, è capace di cambiare il mondo. Vi auguro di cambiare il mondo, di migliorare il mondo” (Giovanni Paolo II, UNIV 1982). Giovanni Paolo II aveva poi un grande affetto per Monsignor Álvaro del Portillo, primo successore di San Josemaría alla guida dell’Opus Dei. Tra loro c’era una profonda stima e una grande amicizia. Alla morte del prelato, nel 1994, il Papa interruppe il suo lavoro e si recò immediatamente alla sede centrale dell’Opera a Roma per pregare di fronte alla salma del suo amico esposta a Santa Maria della Pace. L’attuale prelato dell’Opera, Monsignor Javier Echevarría, ha ricordato con queste parole Giovanni Paolo II: “Riflettere sull’esempio della sua vita santa ci incoraggia a pensare che la Trinità ci ha messo nel mondo per fare qualcosa (…); la vocazione naturale dell’uomo è l’amore, non l’egoismo”. Con questo stesso spirito numerosi fedeli dell’Opera, insieme ad altre persone, si impegnano a promuovere iniziative sociali in tutto il mondo che possano contribuire al bene della società. San Josemaría diceva: “L’Opus Dei” deve essere presente “dove c’è povertà, dove manca il lavoro, dove c’è tristezza e dove c’è dolore, per fare in modo che il dolore venga vissuto con gioia, che la povertà scompaia, che non manchi il lavoro, e per fare in modo che Cristo entri nella vita di ciascuno”.

Binetti

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